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Zaia annuncia la rivoluzione federalista

«Prima ai veneti, agli altri quel che resta»

Eco l’ultima intervista a Zaia.
So comoso, par che i me g’avia intervistà mi!
Musica par le me recie.

Dunque nessun ravvedimento sul fronte dei requisiti minimi di residenza per l’accesso agli aiuti della Regione? «Se la coperta fosse lunga abbastanza per tenere tutti al caldo, certo potremmo permetterci di non lasciare fuori nessuno. Purtroppo, però, non è così e come amministratore sono costretto a stilare una lista di priorità. La politica è l’arte del possibile».

In questa lista stanno in cima i veneti e gli stranieri restano indietro? «Non credo che una persona che ha messo piede in Veneto questa mattina possa rivendicare per sé la stessa attenzione di uno straniero che è qui da dieci anni. E lo stesso dicasi di quest’ultimo se confrontato con un veneto, figlio di veneti, con nonni veneti».

Parole che fanno gridare allo scandalo, anche tra le fila del Pdl… «L’ipocrisia la lascio ad altri, l’integrazione si realizza solo se è sostenibile ed ha all’origine una casa ed un lavoro. I primi a chiederci fermezza e rigore sono gli immigrati, come il mio vicino di casa albanese, che ha tre bimbi e non vuole aver nulla a che spartire con certi suoi connazionali: il far west è finito ed in questo senso i fattori tempo e legalità diventano imprescindibili».

Resta intatta anche l’idea d’insegnare il dialetto tra i banchi di scuola? «Mi pare che questo argomento diventi troppo spesso il pretesto per fuorviare il dibattito sulla difesa della nostra identità. Se ne fa un’ipotesi macchiettistica, folcloristica, e ci si ferma lì, alla rissa. La questione, invece, è un po’ più complessa…».

Del dialetto a scuola, però, ne ha parlato lei, e più volte. Ha cambiato idea? «Nient’affatto. L’autonomia scolastica già oggi dà ai dirigenti scolastici la possibilità di dedicare una parte dei programmi all’insegnamento di materie facoltative. Dove sarebbe lo scandalo se i ragazzi potessero studiare la lingua e la cultura della nostra terra, anziché alcune materie che ricordano la disputa sul sesso degli angeli?».

C’è chi dice sarebbe meglio che i ragazzi parlassero l’inglese. «E’ un cretino, guarda il dito mentre indico la luna. Io parlo l’inglese e lo spagnolo ma col mio notaio parlo in veneto. Certi salotti eruditi ed illuminati pontificano di una realtà lontana anni luce da quella che vivo io ogni giorno».

Continua [...]

Fonte : Corriere del Veneto

LA PICCOLA HA DUE ANNI E MEZZO

Malasanità in Calabria: ingessato il braccio sano a una bambina

La procura avvia un’inchiesta per accertare eventuali errori degli operatori sanitari dell’ospedale di Cosenza

COSENZA – La procura della Repubblica di Cosenza ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità nel caso di una bambina di due anni e mezzo alla quale all’ospedale dell’Annunziata mercoledì 30 dicembre è stato ingessato il braccio sano. Anche lo stesso ospedale cosentino ha avviato un’inchiesta interna.

ERRORE – Secondo i primi accertamenti, pare che si sia trattato di una distrazione degli operatori sanitari, che hanno praticato l’ingessatura al braccio sinistro a fronte di un referto che certificava una frattura al braccio destro. La bimba era caduta dal divano di casa la sera del 29 dicembre. I genitori, visto che continuava a piangere, l’hanno portata al pronto soccorso. I genitori si sono allarmati perché la piccola continuava a piangere anche dopo l’ingessatura. Un medico ha riesaminato il referto scoprendo l’errore, però la sala gessi era chiusa e si è dovuto attendere a lungo, secondo quanto hanno dichiarato i genitori, perché arrivasse un infermiere. Levato il gesso al braccio sinistro, si è deciso poi di steccare e fasciare soltanto quello destro fratturato. La piccola non avrebbe comnunque subito danni al braccio sano. I genitori hanno annunciato che adiranno le vie legali contro la struttura ospedaliera.

Fonte :  Corriere della Sera

Infrastrutture, il Sud incassa fondi ma non dà risultati

È la vecchia storia del Sud che prende e non dà. Ma questa volta c’è da crederci, a dimostrarlo è uno studio Bankitalia che rivela: un euro investito in infrastrutture ad esempio in Abruzzo genera 0,8 euro di Pil, quando in Veneto ne produrrebbe 1,11.

Come mai? Colpa della corruzione, di una minore efficienza della spesa e anche della geografia sfavorevole. Fatto sta che il Sud Italia riceve dallo Stato molto più capitale pubblico rispetto al Pil che genera, di quanto non avvenga nelle regioni del Centro Nord ma i risultati sono notevolmente inferiori e anche l’effetto benefico sull’economia e sul lavoro tipico di ogni investimento pubblico in infrastrutture subisce un drastico ridimensionamento.

Per ogni euro investito in strade, ferrovie, edilizia pubblica o altre opere realizzate al Centro Nord, con in testa il Veneto, si avrebbe un ritorno sul Pil pari a 1,11 euro mentre al Sud, la cui economia peraltro è dipendente dal capitale pubblico, si ferma a 0,84 con l’Abruzzo e il Molise fanalino di coda.

Tre ricercatori della Banca d’Italia analizzano il dilemma della politica e il conflitto potenziale fra equità e l’obiettivo dell’efficienza. Che fare? Investire, quindi, nelle aree svantaggiate e con deficit di infrastrutture o in quelle più sviluppate dove è prevedibile un risultato migliore?
La ricerca riconosce tuttavia come il capitale pubblico abbia un effetto positivo sul Pil e sull’occupazione sia nel breve che nel lungo periodo dove gli investimenti avrebbero una positiva e prolungata risposta. Le infrastrutture sembrano un investimento produttivo.

La ricerca sottolinea come nel nostro paese l’andamento della spesa è in costante diminuzione dopo il picco degli anni ‘70 con un crollo dal 40,3% sul totale della spesa pubblica del 1980 al 33,5% del 2000. Lo studio entra nel dettaglio degli effetti del capitale pubblico sul Pil nelle diverse aree e regioni del paese e nota come il dato nazionale sia più alto, con 1,39 euro di ritorno per ogni euro impiegato (pari a un rendimento annuale dell’1,6% in un orizzonte ventennale) che provoca effetti benefici.

Sul territorio le differenze si fanno sentire con il Sud che, pur avendo in termini assoluti meno chilometri di strade o ferrovie, mostra una maggiore elasticità del Pil agli investimenti pubblici (specie quelli in trasporti) a causa della maggiore incidenza di questi sul prodotto interno lordo regionale che, nel 2000, raggiunge il 176% in Basilicata o il 120% in Calabria a fronte della Lombardia (26,7%) e il Veneto (33,3%).

Fonte : Il sole 24 ore

Il ministro dell’agricoltura, il trevigiano Luca Zaia, sarà il candidato presidente per la Regione Veneto (in quota Lega Nord e PDL) alle prossime elezioni regionali del marzo 2010.

Dichiarazioni Zaia :

«Ho appreso che il Consiglio Nazionale della Lega Nord-Liga Veneta mi ha candidato alla presidenza della Regione in occasione delle prossime elezioni di marzo. Ringrazio per la fiducia che mi viene nuovamente accordata il segretario federale della Lega Umberto Bossi, il segretario del Veneto Giampaolo Gobbo, il consiglio nazionale della Lega Nord-Liga Veneta e tutti i militanti».
«Sono particolarmente lieto che a comunicarmi la notizia sia stato l’amico fraterno Flavio Tosi a conferma di un solido legame intessuto in anni di amicizia e stima reciproca. Sono profondamente emozionato per questa candidatura che mi infonde un grande senso di responsabilità, consapevole come sono del significato storico che ha per i leghisti in particolare e della prospettiva che assume per tutti i cittadini del Veneto».

Dichiarazioni Tosi :

«La Lega ha dimostrato anche in questa occasione di essere una forza politica unita che sa prendere le proprie decisioni in maniera unitaria, senza frammentazioni che si vedono in questi giorni in altri settori politici». E riguardo al suo futuro? «Io – ha detto – resto a fare il lavoro che mi piace di più e che è quello di sindaco della mia città».

Finti invalidi: 53 arresti a Napoli

Finti invalidi: 53 arresti a Napoli
Timbri falsi e pupille ritoccate nelle foto

Sgominata un’organizzazione attiva da almeno 3 anni che falsificava documenti medici e amministrativi

MILANO – Avevano perfino ritoccato al computer le loro fotografie, intervenendo in particolare sulle pupille degli occhi, per avvalorare la tesi della loro cecità. Il raggiro che ha permesso loro di truffare per anni lo Stato, che in presenza di certificazioni fasulle aveva erogato pensioni di invalidità per parecchi milioni di euro, è stato però fermato dai carabinieri del comando provinciale di Napoli che, dopo un blitz notturno, hanno arrestato 53 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, contraffazione di pubblici sigilli e falsità materiale ed ideologica in atti pubblici.

LE INDAGINI – Nel corso delle indagini, coordinate dalla procura della Repubblica, i militari dell’Arma hanno scoperto l’esistenza di un’organizzazione criminale attiva da circa tre anni nel centro storico di Napoli, in particolar modo nel rione del «Pallonetto di Santa Lucia». La banda, attraverso la falsificazione di documentazione medica e amministrativa, era riuscita a far erogare false pensioni di invalidità a numerosissime persone che, in realtà, non avevano alcun tipo di problema, causando ingentissimi danni alle casse pubbliche.

LA FABBRICA DEI FALSI – Ad essere «taroccati» erano timbri, decreti e corrispondenza, redigevano falsi verbali di accertamento sanitario. Ma per rendere ogni cosa più credibile alcuni dei falsi ciechi che hanno riscosso per mesi la pensione avrebbero provveduto a modificare con alcuni programmi di fotoritocco le pupille dei loro occhi nelle foto che venivano poi allegate alle pratiche. I fatti sono relativi agli anni che vanno dal 2007 al 2009. I falsi invalidi facevano giungere agli uffici della municipalità, incaricati di eseguire un’attività di tipo meramente amministrativo, le istanze corredate della necessaria documentazione abilmente contraffatta. La municipalità poi girava le istanze all’Inps per l’erogazione delle somme dovute. In una nota della Procura diffusa nella tarda mattinata si precisa che le persone arrestate oggi devono rispondere solo di truffa e falso mentre sono ancora in corso indagini su altri personaggi «anche eventualmente appartenenti alla pubblica amministrazione che hanno dato dato luogo al sorgere dell’associazione ed al suo svilupparsi».

IL PRIMO CASO – L’inchiesta era partita a settembre con la segnalazione dal Comune di Napoli di una singola pratica di riconoscimento di invalidità ritenuta falsa; da questa si è arrivati a individuare una organizzazione criminale che, attraverso dipendenti della pubblica amministrazione, istruiva false pratiche di invalidità civile per non vedenti. I falsi verbali di accertamento della cecità, parziale o totale, di finti ciechi trovati in possesso di patenti di guida e pizzicati alla guida di moto e auto, come dimostrano anche filmati dei militari dell’Arma (GUARDA) che hanno usato telecamere nascoste per monitorare le attività quotidiane dei sospettati, erano redatti in maniera definita «abile» dai magistrati partenopei, con sigilli e firme di medici falsi, mentre i numeri di protocollo dell’Asl Napoli 1 erano o contraffatti, o veri ma riconducibili a persone diverse dai beneficiari della pensione.

AMICI E PARENTI – Verifiche sono in corso sulla posizione di molti altri beneficiari di pensioni di questo tipo o per altre tipologie di invalidità. Inoltre, nel corso delle indagini, nei locali della I Municipalità di Napoli, sottolinea il procuratore aggiunto Francesco Greco, ci sono stati diversi tentativi di sottrazione, distruzione o occultamento della documentazione esistente. La maggior parte degli arrestati nel blitz di oggi è legata da vincoli di conoscenza o parentela.

IL CIECO CHE LEGGE IL GIORNALE – Nel corso delle indagini, tre persone sono state arrestate in flagranza di reato mentre percepivano indebitamente la pensione in un ufficio postale. Le immagini delle telecamere usate dai carabinieri per documentare la truffa mostrano ciechi che guidano auto e moto, ma anche uno che legge il giornale mentre attende il suo turno in un ufficio postale per ritirare la pensione.

Fonte : Corriere della Sera

Treviso. Certificati medici a raffica:
maestra mai in classe da inizio anno

Ha prolungato cinque volte la malattia, i genitori di Monastier
scrivono alla Gelmini e a Brunetta: «Sconcerto e malcontento»

di Federica Florian

TREVISO (27 novembre) – Una maestra di ruolo, residente in Sicilia, assegnata alle classi quinte della scuola elementare di Monastier per le materie dell’area antropologica (storia e geografia), 11 ore a settimana, «dal primo settembre continua a spedire certificati medici, uno ogni quindici giorni, senza mai essersi presentata in classe.

Finora ha spedito alla direzione didattica di Roncade cinque certificati, che le consentiranno di stare a casa almeno fino alle feste di Natale». Le famiglie degli studenti, esasperate, hanno scritto così ai ministri Gelmini e Brunetta, nonchè ai responsabili scolastici del Veneto, di Treviso e di Roncade, esprimendo il loro disagio. «Dal 14 al 30 settembre i nostri ragazzi non hanno avuto alcun insegnante di area antropologica; dall’1 al 20 ottobre ci sono state due supplenti, mentre dal 21 ottobre a oggi c’è un’ulteriore supplente, in balìa dei certificati medici della titolare di cattedra, l’insegnante L.B. Questo enorme disservizio, pur nel rispetto delle normative vigenti, lede il diritto all’istruzione dei nostri figli. Chiediamo a gran voce rispetto». I ragazzi di Monastier sono un po’ sfortunati visto che in passato hanno cambiato più volte maestre.

Nella lettera si legge inoltre: «Siamo ad esprimere il nostro sconcerto e malcontento nel dover subire, impotenti, una realtà che ha fermato l’attività di apprendimento e ha reso più difficoltose le relazioni personali con le nuove insegnanti. Sarebbe auspicabile che l’attuale supplente potesse continuare il suo lavoro per tutto l’anno scolastico».

Fonte : Il Gazzettino

E chi g’ha ancora pesè valore la me bataja sula leje 104 e la me mozion.

La storia I 9.700 dipendenti che gestiscono anche uno zoo esotico. Fallito il blitz per trasferirli alle Province

Finiti i fondi del governo per gli stipendi. E si prepara un’ altra rivolta

ROMA – «La mia solidarietà piena ai forestali della Calabria, lasciati senza certezza finanziaria da un governo ostaggio della Lega. È tempo di scendere in piazza». L’ autore di questa sorprendente dichiarazione si chiama Filippo Callipo, detto Pippo. Sorprendente perché il signore in questione altri non è che un noto imprenditore calabrese, cavaliere del lavoro, produttore del rinomato tonno Callipo. Niente affatto sorprendente, invece, se si considera che Pippo Callipo, come ha ricordato ieri Italia Oggi, potrebbe essere candidato (dipietrista) alla presidenza della Regione Calabria. E, com’ è noto, i forestali calabresi votano. A dicembre finiranno i soldi per i loro stipendi e se non li metteranno in Finanziaria si rischia un avvio d’ anno incandescente, con blocchi stradali e altre clamorose proteste. Scene già viste. Il fatto è, però, che di quattrini non ce ne sono. A meno di non tagliare da qualche altra parte. Il sistema dei forestali fu inventato negli anni Ottanta dalla Dc per giustificare 34 mila stipendi. Che fosse assistenzialismo allo stato puro, era lampante. «Sono una maledizione. Non fanno niente, non intervengono contro le fiamme, non danno alcun aiuto», ebbe a dire un politico navigato come Giacomo Mancini. Si può immaginare che non avrebbe usato gli stessi toni se invece di essere una clientela dc fosse stata una clientela del suo psi, ma non era troppo lontano dalla realtà. Allora come forse anche oggi. Un rapporto della Corte di conti del 2007 ha rivelato come la Calabria, nonostante una moltitudine di forestali, fosse «la Regione con la più estesa superficie boscata percorsa dal fuoco». Nel periodo 2003-2006, caso unico in Italia, il numero dei comuni calabresi interessati ogni anno dagli incendi non è mai sceso sotto quota 200, avendo raggiunto anche il livello di 271. Grazie anche a generosi prepensionamenti l’ esercito dei forestali negli anni si è assottigliato fino a 9.760 unità. In realtà erano scesi a 8.300, poi sono stati imbarcati altri 1.460 lavoratori socialmente utili già in carico ai comuni. Costano ben 240 milioni di euro l’ anno: 80 li mette la Regione e 160 lo Stato. E rappresentano un problema che nessuno ha interesse a risolvere. Infatti non c’ è partito che non abbia a cuore la faccenda. A parte, per ragioni facilmente intuibili, la Lega Nord. Esattamente cinque anni fa il Carroccio piantò una grana in Parlamento perché venissero cancellati i finanziamenti che correvano da più di vent’ anni. Finché nel 2007 qualcuno pensò di farli addirittura scomparire, i forestali, con una legge regionale per liquidare l’ Afor, l’ azienda della Regione che li ha tutti in carico. Un baraccone che per giustificare la propria esistenza in vita non aveva esitato a realizzare iniziative stravaganti come uno zoo per animali esotici a 1.300 metri di quota, dove l’ inverno è come in Alaska. Subito ribattezzato il Jurassic park dell’ Aspromonte, sarebbe costato 10 milioni di euro. La chiusura dell’ Afor aveva un obiettivo: il trasferimento a libro paga delle Province dei circa 10 mila forestali. Operazione che avrebbe risolto alla radice il problema di dover battere cassa ogni anno a Roma. Se soltanto, però, le Province avessero avuto i soldi. Inoltre il numero dei dipendenti provinciali di tutta la Calabria (oggi sono 3.527) avrebbe superato di slancio quota 13 mila, più di tutto il personale delle Province lombarde e piemontesi messe insieme. Così il processo di liquidazione dell’ Afor si è bloccato. E anche l’ ultimo blitz, per fare passare comunque tutti i dipendenti agli enti locali prima della fine dell’ anno è per il momento fallito. Mentre sale la tensione. Qualche settimana fa il segretario regionale dell’ Udc Francesco Talarico ha scritto a Tremonti implorandolo di mettersi una mano sulla coscienza. «Altrimenti altre 9 mila famiglie rischierebbero di essere ridotte in povertà».
P.S. : Il Corpo Forestale dello Stato nel 1981 è stato incluso tra le cinque forze di polizia con compiti anche di protezione civile. In Calabria è passato da 34 mila a 9.760 unità. Costa 240 milioni di euro l’ anno: 80 li mette la Regione e 160 lo Stato Lo zoo a quota 1.300

Fonte : Corriere della Sera

Napolitano : Turchia valore aggiunto

Il presidente, validi negoziati 2004 e a contrari chiedo perchè.

ANKARA, 17 NOV -”La Turchia e’ un valore aggiunto per l’Europa”, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.L’ha fatto dopo un colloquio con il presidente della Repubblica turca Abdullah Gul ad Ankara. Occorre proseguire, ha aggiunto, il negoziato per l’adesione ‘’senza ostruzionismi”, ripensamenti rispetto alla scelta ”meditata, non superficiale e valida del Consiglio Europeo del 2004”.

Fonte : Ansa

Ma un dotore gh’elo mia????!!!!

Italia 63/a al mondo per corruzione

Dal 2008 perde 8 posti.In Ue precede Bulgaria, Grecia e Romania

BERLINO, 17 NOV – L’Italia e’ scesa al 63/mo posto della classifica globale di Transparency International sulla corruzione nel mondo (55/mo nel 2008). Pure quest’anno in Ue l’Italia e’ seguita solo da Bulgaria, Grecia e Romania che condividono l’ultimo posto dei Ventisette.La graduatoria e’ su 180 paesi, vede prima la Nuova Zelanda con 9,4 punti (scala 1 a 10 e miglior punteggio possibile) mentre l’Italia registra 4,3 punti rispetto ai 4,8 del 2008. All’ultimo posto mondiale c’e’ la Somalia con 1,1 punti.

Fonte: Ansa

Se manifesta parchè la lengoa veneta la vegna insegnà a scola.

Manifestazione per la lingua veneta a Venezia

 

Manifestazione per l'insegnamento della lingua veneta a scuola

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